venerdì 23 gennaio 2015





Che c’è?
C’è che mi voglio levare un sassolino dalla scarpa circa passato, presente e futuro.
Il passato lo possiamo ripudiare, volendo. Meglio no, poiché è il nostro figlio saggio e ci può insegnare molte cose.
Il futuro è invece un figlio bislacco che, se snobbato, può trasformarsi a suo tempo in un fosco presente.
Il motto che va per la maggiore tra gli sventati guru del nostro tempo (in uno dei miei libri lo metto in bocca a una fattucchiera), vale a dire “Godi il presente, scorda il passato e non pensare al futuro” non è che una boutade.
“Cave futurum!”
Roro


Che c'è?
 C'è che ho un prurito.
 Non riesco a togliermi dalla testa che smentire ufficialmente un fatto - per esempio, il pagamento di un riscatto - sia soltanto un atto politicamente corretto.
 Roro.

sabato 3 gennaio 2015


Che c’è?
C’è un pensiero minaccioso in agguato.
Lo statista, come è noto, è chi sacrifica ideologie, dogmi e ambizioni private al bene comune.
Gli statisti sono rari.
Tutti gli altri sono politici.
Secondo me lui viene fuori nei momenti di crisi. Ce n’è in Italia?
È arduo dirlo mentre il fuoco divampa.

 Che c'è? (è Capodanno)-
C'è che tutti continuano a fare gli auguri e a brindare, ma va sempre  peggio.
Perché non proviamo a cambiare, quest'anno?

 Che c'è?
C'è la presenza in rete degli stolti di turno.
Sono forse convinti di farsi una vasta clientela quelli che ti infastidiscono su internet con la loro pubblicità ossessionante?

Roro

venerdì 11 luglio 2014



L’umanità ha condotto, e la sta ancora conducendo, una guerra millenaria per la conquista del buon senso.

domenica 6 luglio 2014



L’ipocrisia è una qualità irrinunciabile del potere.

Nessuno è più bravo di me nei lavori inutili.

C’è un tempo per ogni cosa: per giocare, per amare e per il buen retiro.

giovedì 3 luglio 2014

Repetita iuvant.
Rilancio un appello ai concittadini.
Perché non insistere sull’argomento della stazione ferroviaria – mi sono domandato – la più derelitta fra le porte di ingresso al nostro paese? Essa merita rispetto e cura da tutti noi. La porta del paese è come quella di casa, non la imbrattiamo.
Questo messaggio di buona creanza, che lancio dall’alto degli 81 anni, dovremmo prenderlo sul serio.
Nelle famiglie, da nonni e genitori con figli e nipoti.
Nelle scuole, fra gli studenti delle medie, elementari e materne.
Dal Comune, attraverso gli organi preposti alla sicurezza e alla cultura.
Nella campagna elettorale.
Nei templi. Penso che anche Lui - con rispetto parlando - non si annoierebbe alle mie idee. La buona educazione non confligge con le virtù che un buon praticante dovrebbe coltivare.
E mi chiedo: “Perché non pitturare le mura imbrattate?”
Devo temere la solita risposta? (“Bisogna inoltrare la richiesta a Roma”)
Dobbiamo imparare a vivere in un mondo civile.
Qualche concittadino storcerà il naso? Non storciamolo, se mai turiamolo.
Thanks.


L’odio è un fardello di cui disfarsi presto, se non si vuole che il suo peso diventi intollerabile.

Il defunto non conosce le proprie condizioni.

Non bisogna preoccuparsi dei problemi se sono lontani, poiché potrebbero prendere un’altra strada.

I divi del cinema inalano il fumo della sigaretta come i cammelli l’acqua dell’oasi.

Per sfamare i diseredati non bisogna cucinare la gallina dalle uova d’oro.

Gli dei si appropriano i meriti degli uomini.

Non bisogna credere che il tempo faccia quello che dice la televisione.

Di fronte alle domande inopportune scappano, a volte, provvidenziali bugie.

Tutto questo tempo che passa, dove va a finire? L’orologio è il giustiziere del presente e l’edificatore, secondo dopo secondo, del passato. È un’opera meritoria la sua, poiché senza passato non c’è futuro. Così passato e futuro – l’uno con ricordi, rimpianti e frustrazioni e l’altro con speranze, sogni ed esaltazioni – contribuiscono insieme a confezionare il presente, che auguro vivibile per noi miseri terrestri.

domenica 10 novembre 2013


LA STAZIONE FERROVIARIA DI SANTA VITTORIA D'ALBA (CN)
 
Lancio un appello ai miei concittadini.
Perché non insistere sull’argomento della stazione ferroviaria – mi sono domandato – la più derelitta fra le porte di ingresso al nostro paese? L’ingresso merita rispetto e attenzione da tutti noi. La porta del paese è come quella di casa e non è una lavagna. Non la si deve imbrattare. E’ come se uno facesse i bisogni sulla propria soglia.
Questa mia campagna di buona creanza, che lancio dall’alto degli 81 anni che ho, la si dovrebbe riprendere in modo vasto.
Nelle famiglie, dai nonni e genitori con figli e nipoti.
Nelle scuole, fra gli studenti delle medie, delle elementari e delle materne.
Dal Comune, attraverso gli organi preposti, anche quelli della sicurezza oltre che della cultura.
Persino nei templi. Penso che anche Lui - col massimo rispetto parlando - non sarebbe del tutto annoiato dalla mia idea. La buona educazione non confligge con le virtù che un buon praticante dovrebbe coltivare.
E mi chiedo: “Perché non ripitturare le mura imbrattate?”
Devo temere la solita risposta, che recita: “Bisognerebbe prima inoltrare richiesta a Roma”? Dove, a palazzo Chigi? al Vaticano?
Dobbiamo tutti darci una regolata e imparare a convivere in un mondo civile.
Ho usato ripetutamente il verbo “dovere” (“non la si deve imbrattare…” “lo si dovrebbe riprendere…” “dobbiamo darci una regolata…”) e temo che qualche concittadino storcerà il naso e penserà: “In questo appello non ho notato un solo ‘diritto’”.
Non storciamolo il naso, abbiate pazienza. Se mai turiamolo.
Chi non è decisamente contrario, “condivida” per favore il post sul proprio sito.
Thanks.

martedì 24 gennaio 2012

I miei romanzi si scoprono
cliccando questo link:

http://www.lulu.com/spotlight/rorosati

Leggete e stupite!

Sarete consapevoli che i romanzi più belli non sono soltanto quelli pubblicati dai personaggi resi popolari dalla tv.
Esiste anche un mondo parallelo di narratori.